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10.12.05

Secondo l’Economist ( e non solo )

Il miracolo economico successivo alla fine della Seconda guerra mondiale, culminato nel famoso sorpasso del 1987 (quando l’Italia annuncio' che il proprio pil aveva superato quello dell'Inghilterra), e' ormai finito del tutto.
Nel corso degli ultimi quindici anni, il tasso medio di crescita economica e' stato il piu' basso fra i paesi dell'Ue, rimanendo indietro persino rispetto a quello di Francia e Germania. All'inizio di quest'anno l'Italia ha addirittura vissuto un breve periodo di recessione; per il 2005 sara' probabilmente il solo paese dell'Ue in cui l'economia ha subito una contrazione.
Per il prossimo anno ci si aspetta, come prospettiva piu' rosea, una crescita economica minima.
Le aziende italiane, soprattutto quelle piccole, a conduzione familiare, che hanno rappresentato l'ossatura portante dell'economia italiana, sono esposte a pressioni sempre piu' forti.
I costi sono aumentati, ma la produttivita' non e' aumentata o e' addiritura calata. L'adozione della moneta unica europea esclude la possibilita' di una svalutazione, che per molti anni ha rappresentato una valvola di sicurezza per il business italiano. La competitivita' del paese sta rapidamente disintegrandosi, mentre la quota di esportazioni mondiali e di investimenti stranieri diretti e' molto bassa. Nella lista dei paesi piu' competitivi compilata dal World Economic Forum all'Italia e' stato assegnato un umiliante quarantasettesimo posto, soltanto una posizione in piu' rispetto a quella occupata dal Botswana. L'economia italiana si e' rivelata anche molto vulnerabile di fronte alla concorrenza dei paesi asiatici, perche' molte aziende italiane sono specializzate in settori come quello tessile e calzaturiero, che stanno subendo l'assalto cinese.

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