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Il paese cileno rappresenta un punto fermo
nell'irrequieto Sud America. Lo stato di Santiago mantiene ancora
salda la sua struttura economica e finanziaria, tenendosi alla
lontana da qualsiasi contagio dei vicini. L'area del Mercosur ha
infatti registrato, secondo i dati dell'Alleanza d'integrazione
latinoamericana (Aladi), un calo degli scambi commerciali fra i
dodici paesi aderenti pari al 19% solo nei primi quattro mesi del
2000, a causa soprattutto della crisi argentina e brasiliana. Per
questo il paese andino rappresenta in questa situazione l'unico
mercato della piazza commerciale sudamericana verso cui indirizzare
flussi di investimenti esteri. E' quanto emerso dal seminario
“America Latina 2002: prospettive e tendenze dei rischi creditizi”,
presentato a Madrid. I dati parlano chiaro: nel periodo che va
dal 1974 al 2001, il Cile ha registrato un volume di investimenti
diretti esteri per un ammontare totale di 57,9 miliardi di dollari,
di cui il 90% avvenuto dal 1990 in poi. Secondo le stime del Comitè
de Inversiones extranjeras poi,
gli Ide
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contribuito negli anni '90 sul Pil nazionale al
6,3% annuo, toccando quota 8,5% tra il 1995 ed il 2000. Il
principale investitore straniero è stata l'Australia, che ha toccato
nel 2001 un volume di investimenti autorizzati pari a 3,41 miliardi
di dollari, seguita dagli Stati Uniti con 2,08 miliardi di dollari e
dal Regno Unito con 978 milioni di dollari. L'Italia si mantiene
invece al di sotto della media dei paesi industrializzati, con un
volume di investimenti pari a 2,810 milioni di
dollari. Contemporaneamente al summit di Madrid, la notizia che
la Standard and Poor's, l'agenzia americana di rating, ha promosso
il Cile da paese a rischio con voto “A-” (condizione stabile) ad “A”
(condizione ottimale) nel giro di un mese. Secondo l'analista
internazionale Ursula Hayk, “la politica socioeconomica cilena e le
infrastrutture del paese si trovano in una situazione del tutto
diversa, al punto che, rispetto agli altri paesi della regione, il
Cile ha sviluppato molto di più gli interscambi commerciali con
Europa, Stati Uniti ed Asia, invece che con l'America
Latina. |