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Budapest all'ultima volata verso la Ue

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Data: Venerdì 25 Gennaio 2002     
Fonte: Il Sole 24 Ore 

Budapest nel gelo di dicembre mantiene intatto il suo fascino austro-ungarico, e ogni Natale che arriva è più bella perchè ci sono sempre più palazzi liberty rimessi a nuovo, sempre più luci nelle strade e sempre più decorazioni nelle vetrine. Budapest mitteleuropea, come noi immaginiamo la Mittel Europa. Budapest come una grande città occidentale, come Milano, e basta un po' di nevischio per far impazzire il traffico già normalmente congestionato: due ore per percorrere uno dei grandi viali che solcano Pest, la città bassa.
La capitale è la vetrina di un'Ungheria che vuole entrare prima possibile nella UE, che guida il drappello dei candidati all'allargamento ma che ora è preoccupata di dover attendere una Polonia ritardataria, mentre alle frontiere spedizionieri e operatori economici continuano a brontolare per le formalità eccessive e le lungaggini in dogana.

Quest'anno agli ungheresi -questo popolo particolare, chiuso in una lingua incomprensibile ma da sempre aperto alle influenze di tutti gli altri popoli che sono passati da questo crocicchio europeo- non è andata male. La crescita è stata inferiore al previsto 5-5,5%: la versione ufficiale del governo insiste sul 4%, ma già si sa che la cifra più realistica è 3,7-3,8%.
L'onda lunga della crisi che ha investito gli Usa e la Germania e che minaccia la UE si sente per ora solo nella lista degli ordinativi alle industrie. Probabilmente inciderà di più sul 2002: l'esecutivo prevede il 4%, ma "considereremmo un successo se alla fine fosse il 3%" affermano alla Banca centrale
La disoccupazione è a livelli quasi fisiologici: intorno al 4,5-5% in base ai dati ufficiali, anche se in alcune regioni più disagiate, come il nord-est, arriva anche all'8-9%. E' aumentato il tasso di scolarizzazione, e il deficit statale si è attestato tra il 3 e il 4% del PIL secondo il governo, mentre l'FMI sostiene che questo dato non tiene conto delle spese degli enti locali ed è dunque in realtà pari al 5,5%. La lotta all'inflazione continua e ha dato anche quest'anno buoni risultati.

Budapest si propone anche di entrare nell'area euro due o tre anni dopo l'ingresso nella UE. Questo libererà una massa monetaria notevole, perché le attuali riserve ungheresi sono di 12 miliardi di dollari, mentre all'interno di Eurolandia Budapest avrebbe bisogno solo di 2 miliardi di dollari.
I salari sono cresciuti, anche perché il Governo ha aumentato per legge  quelli minimi, e poi bisogna considerare l'economia "grigia" (non del tutto sommersa ma che dichiara solo una parte dei suoi profitti): nella stessa Banca centrale ammettono che potrebbe valere da un 10 ad un 30% del PIL, ma c'è chi azzarda anche il 50%. Del resto, come si spiega che a Budapest i caffè siano sempre pieni, i centri commerciali affollati e i taxi sempre di corsa, se poi il salario medio lordo ufficialmente è di 97.200 fiorini (circa 376,5 euro) e quello base, sempre lordo, di 50 mila fiorini dal primo gennaio (193,65 euro)?

A sentire gli stranieri che da anni vivono qui, gli ungheresi, specie a Budapest, hanno tutti due o tre lavori, uno solo dei quali è ufficiale. La famosa "classe media", ossatura dei paesi occidentali, non esiste ancora come la intendiamo noi, ma certo si sta formando.
"Questo è un sistema economico che si va modernizzando molto di più di quelli dell'area circostante -afferma l'ambasciatore italiano in Ungheria Giovan Battista Verderame- Ci sono un paio di grossi problemi oggi: la sostenibilità finanziaria, perchè da un lato il governo sta immettendo parecchie risorse nell'economia, anche in vista delle elezioni di primavera, e dall'altro il fatto che la ripresa tarderà ad arrivare. La Banca centrale teme che questo impulso del governo faccia alzare il deficit. Inoltre il fatto che un'intera generazione, i 45-cinquantenni di oggi, è in gran parte tagliata fuori dal nuovo corso economico. Si sta cercando di creare una borghesia giovane, ma ci vorrà tempo perché si affermi e perché lo sviluppo economico diventi solido".

Le prossime elezioni politiche, previste tra aprile e maggio, non dovrebbero rappresentare un grosso ostacolo per l'attuale governo, guidato dal giovane premier Viktor Orban, che dovrebbe essere riconfermato malgrado i socialisti, principale partito dell'opposizione, stiano cercando voti al centro.
Uno dei punti di forza dell'Ungheria è sempre stato ed è ancora  un clima sociale stabile e pacifico.
Sebbene i dipendenti pubblici guadagnino poco, non c'è un malessere sociale evidente ed i governi sono finora terminati alla scadenza naturale della legislatura.
"Il primo ministro -continua l'ambasciatore Verderame- ha detto che in Ungheria il tasso di redistribuzione del reddito è pari al 37,5%. Si tratta di un indicatore che nella UE è pari al 45%. Ma Orban sostiene che ha bisogno di accumulare più ricchezza per poterla poi redistribuire e sviluppare l'economia. Del resto, è un liberal-conservatore e questa sua visione è coerente con la sua ideologia".
Intanto continuano le trattative con Bruxelles per la chiusura dei capitoli sull'acquis communautaire.
Si discute molto sull'attuale norma che vieta agli stranieri l'acquisto dei terreni agricoli ungheresi. Il governo ha già ottenuto una deroga da Bruxelles.

  

 


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