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Commercio estero: bene il saldo e l'export
extra-UE
Il 2001 si
configura come un nuovo periodo contrastato per il commercio estero
italiano: i saldi della bilancia, a partire dal trimestre primaverile,
sono in forte miglioramento nei confronti dello stesso periodo del 2000,
ma le esportazioni e, soprattutto, le importazioni mostrano una
progressiva decelerazione nella loro dinamica tendenziale annua, che è
diventata complessivamente negativa. E' quanto mettono in evidenza i dati
dei primi undici mesi sull'interscambio commerciale coi paesi europei ed
extraeuropei, in perdita di velocità a causa del freno rappresentato
dall'indebolimento della congiuntura internazionale ed
interna.
L'export nei primi due terzi del 2001 è continuato,
peraltro, ad andare bene; ed il suo buon andamento si conferma nell'ultimo
trimestre dell'anno verso i paesi extra UE. Il tasso di crescita delle
esportazioni torna a superare dal trimestre primaverile quello dell'import
dopo oltre due anni, anche nei valori monetari correnti, ma è in atto un
forte rallentamento, se si guarda ai dati destagionalizzati. Le
importazioni, dopo un avvio sostenuto, hanno via via risentito della
debolezza della domanda interna, frenando notevolmente e in misura ben
superiore a quella delle esportazioni.
Sulla base dei dati doganali
relativi ai primi undici mesi del 2001, si osserva come entrambi i flussi
di import-export mostrino una dinamica in sensibile decelerazione, a causa
del progressivo indebolimento della congiuntura internazionale e interna.
Tuttavia, il graduale riassorbimento della forte perdita nelle ragioni di
scambio registrata nel 2000, in gran parte conseguenza dello shock
petrolifero e della svalutazione dell'euro, nonchè la buona tenuta delle
esportazioni sui mercati extraeuropei, hanno favorito un notevole
miglioramento del saldo commerciale. Nel gennaio-novembre 2001 esso
risulta, infatti, positivo per 8 miliardi di euro (15,5 mila miliardi di
lire); era invece, attivo per soli 2,3 miliardi (4,4 mila miliardi di
lire) nello stesso periodo di un anno prima.
Anche il 2000 si era
concluso in uno scenario di forti contrasti per la nostra bilancia
commerciale, attiva di soli 1,9 miliardi di euro (3.700 miliardi di lire):
nella media dei dodici mesi dell'anno le esportazioni hanno fatto segnare
un incremento record (quasi il 26% rispetto al 1999) sui mercati extra Ue
e molto sostenuto anche nel totale (+17,8%) - un ritmo di sviluppo non più
toccato dal 1995 – mentre gli ordini dall'estero affluiti alle imprese
sono stati in crescita per diversi mesi, sia pure con qualche
discontinuità, assicurando così un'evoluzione sempre favorevole per
l'export nella prospettiva di breve termine.
Il boom delle
importazioni, aumentate nei valori correnti a ritmi superiori (oltre il
40% extra Ue e + 25% nei dodici mesi), è invece dovuto in gran parte al
rincaro del petrolio e alla svalutazione dell'euro. Si sono allontanati,
dunque, i timori di una crisi di natura strutturale per il made in Italy,
a conferma che la caduta passata (1998-1999) ha avuto origine soprattutto
nel ciclo negativo della congiuntura internazionale. Per contro, si è
verificato un forte deterioramento del saldo commerciale, a causa della
sfavorevole ragione di scambio, data la sensibile crescita dei prezzi
all'importazione in lire/euro.
Il commercio mondiale in forte
accelerazione ha assicurato, infatti, per il 2000 un notevole sviluppo dei
mercati di sbocco delle esportazioni italiane. Il deprezzamento del cambio
della lira/euro rispetto al dollaro ha arrestato, poi, la tendenza alla
perdita di quote di mercato delle nostre merci nei paesi extraeuropei,
mentre sembra proseguire l'erosione delle quote all'interno di Eurolandia.
L'export di beni e servizi, in particolare, è risultato in crescita di
oltre il 10% in termini reali, beneficiando del maggior contributo delle
entrate prodotte dal settore turistico, grazie anche all'effetto Giubileo
(esportazione di servizi).
La ripresa produttiva ha determinato nel
corso del 2000 un'accelerazione delle importazioni; ma la svalutazione del
cambio ne ha contenuto l'assorbimento, così che il loro ritmo di crescita
è risultato di poco inferiore (quasi due punti percentuali) a quello delle
esportazioni. Il contributo in volume degli scambi con l'estero
all'aumento del PIL è tornato, quindi favorevole (per 0,6 punti),
interrompendo la tendenza negativa del periodo 1997-99, che aveva ridotto
lo sviluppo dell'economia italiana di circa un punto percentuale in
ciascuno dei tre anni. Nella media dell'anno il contributo della domanda
estera netta (esportazioni nette) è, dunque, positivo sia pure di poco:
alla forte accelerazione delle esportazioni (oltre il 10% in più in
termini reali) si è accompagnata una crescita più contenuta (intorno
all'8%) delle quantità importate.
La svalutazione dell'euro
rispetto a dollaro e yen, con il conseguente miglioramento di
competitività del made in Italy, e il rafforzamento della ripresa ciclica
in Europa hanno favorito l'export di merci italiane in tutti i principali
mercati di sbocco. Le caratteristiche di fondo che hanno determinato la
perdita di competitività dell'Italia negli ultimi anni, tuttavia,
permangono e spiegano la recente tendenza negativa della nostra bilancia
commerciale: da un avanzo di 36 miliardi di euro (quasi 70mila miliardi di
lire) nel 1996, pari a ben il 4% del PIL, si passa al sostanziale pareggio
del 2000, a causa del forte aumento della bolletta energetica, che sale a
circa 29 miliardi di euro (56mila miliardi), e degli effetti del
deprezzamento dell'euro sui flussi in valore delle importazioni. Il
miglioramento dell'interscambio in quantità è stato così annullato dal
sensibile peggioramento delle ragioni di scambio.
Se guardiamo poi
ai dati di import-export della contabilità nazionale, disponibili a
cadenza trimestrale invece che mensile come quelli doganali (ma includono,
insieme alle merci, anche l'interscambio di servizi), vediamo che le
esportazioni di beni e servizi tornano a crescere, a partire dal secondo
trimestre '99, nelle loro variazioni congiunturali. Nel corso del 2001 in
particolare, dopo il moderato aumento dei primi tre mesi dell'anno,
(analogo a quello dell'ultimo quarto del 2000), esse mostrano una netta
flessione nel secondo e nel terzo trimestre (-1,9% e -3,6%
rispettivamente). L'incremento tendenziale, infine, è diventato negativo
nel terzo trimestre (-3,3%), dopo l'aumento molto elevato fatto segnare
nella prima metà dell'anno (+11% circa la media dei primi sei
mesi).
Nello stesso periodo la crescita economica si è
sensibilmente ridotta negli Stati Uniti ed in Europa ed il commercio
internazionale ha subito un forte rallentamento. Per l'Italia si registra,
inoltre, un buon recupero delle quote di mercato nei confronti dei paesi
extraeuropei: la dinamica delle nostre esportazioni, nella media dello
scorso anno, è risultata infatti molto più sostenuta di quella del
commercio mondiale, vicina alla crescita zero. L'andamento dell'export è
complessivamente positivo verso i paesi extra Ue, in particolare Giappone,
Russia, Cina e Medio Oriente. Nel Nord America il made in Italy mantiene
le posizioni, mentre è in sofferenza sui mercati dell'Unione Europea, a
causa della crisi in Germania.
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