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Il made in Italy punta sulla Cina

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Data: Mercoledì 12 Giugno 2002     
Fonte: Il Sole 24 Ore   

 

 

Il made in Italy si afferma in Cina. Nel 2001 l'export di prodotti italiani verso il gigante asiatico è cresciuto del 37,5% sull'anno precedente (sfiorando i 3,3 miliardi di euro). In parallelo si rafforza la presenza diretta delle imprese italiane sul territorio locale – se ne contano circa 500 – favorita dall'adesione della Cina alla WTO. Un rapporto appena stilato dalla sede Ice di Pechino mette in luce, da un lato, il ritrovato vigore delle relazioni commerciali Italia-Cina e, dall'altro, le opportunità offerte dal paese asiatico, che ha promesso di favorire l'ingresso degli investitori esteri sul mercato locale, "trattandoli alla stregua degli investitori cinesi".

L'interscambio. L'interscambio 2001 Italia-Cina risulta pari a 10,8 miliardi di Euro (+13,2% sull'anno precedente), con valori di 3,3 per l'export e di 7,5 per l'import. L'Italia diventa così il 13° partner commerciale della Cina a livello mondiale (era al 16° posto nel 2000) ed il terzo a livello europeo avendo superato il Regno Unito; siamo ancora lontani dalla Germania, ma ci troviamo a ridosso della Francia.
La grande maggioranza dei beni esportati è composta da macchinari che hanno spesso costituito la base tecnologica dell'industria leggera cinese. A quest'ultima, in particolare quella tessile e della lavorazione della pelle, vengono inoltre fornite le materie prime ed i semilavorati necessari per i prodotti finiti. Anche se non hanno raggiunto ragguardevoli importi monetari, i beni di consumo italiani stanno affermandosi anche in Cina. Si tratta, osserva l'Ice, di un fenomeno in via di consolidamento grazie al riconosciuto prestigio del made in Italy e all'accresciuto reddito di una parte non marginale della popolazione.

La presenza italiana in Cina. Ma non si vive di solo export. Un numero crescente di imprese italiane punta al radicamento, cioè alla presenza diretta sul mercato cinese. Attualmente sono attive in Cina, con l'esclusione di Hong Kong, circa 500 aziende italiane. Si tratta soprattutto di uffici di rappresentanza che spesso surrogano la mancanza di una efficiente rete distributiva nel paese e fungono da uffici commerciali e di assistenza. Ad essi si aggiungono le aziende di servizi: banche, società di spedizioni, studi legali e di consulenza. La gran parte di queste aziende è concentrata nelle municipalità di Pechino e Shanghai. La forma giuridica più frequente è quella dell'impresa mista, dove complessivamente prevale la quota di parte cinese. I principali settori di destinazione degli investimenti italiani sono: l'automobilistico (vedi il caso Fiat, che produce la Palio a Nanchino in joint venture paritetica con il gruppo Yuejin), il tessile-abbigliamento, il meccanico, il chimico-farmaceutico e quello dei servizi.
Oltre alle aree limitrofe a Pechino e Shanghai, le unità produttive di origine italiana sono concentrate nelle provincie del Jiangsu, Guangdong, Zhejiang, Shandong e nella municipalità di Tianjing.

A partire dall'apertura economica del 1978, segnala l'Ice, il valore complessivo degli investimenti italiani in Cina ha superato i 2.200 milioni di dollari (220 milioni nel solo 2001), equivalenti allo 0,6% circa del totale recepito dalla Cina e all'1% di quanto investito dall'Italia all'estero. L'Ice invita però gli imprenditori italiani ad accelerare sulla via del radicamento.
"Per la Cina – si legge nel rapporto – si va riducendo l'importanza delle importazioni rispetto agli investimenti. E' verosimile che questa direzione venga amplificata dall'adesione alla WTO. Sarebbe dunque opportuno e redditizio accantonare l'abituale prudenza e trarre vantaggio sia dai cambiamenti della Cina verso una maggiore omologazione al commercio internazionale, sia dalle potenzialità che derivano più dagli inutilizzati fattori di produzione che dalle tradizionali importazioni del paese.

Di Marco Morino


I principali prodotti italiani esportati in Cina
(Valori in migliaia di Euro, dati 2001 e variazione % sul 2000)

Impianti meccanici

1.595,2

+45,6

Apparecchiature elettriche

  531,7

+64,5

Prodotti chimici

  246

+10,6

Prodotti in cuoio

  187,8

+18,4

Prodotti tessili

  162,9

+30,4


 

 


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