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Tunisi apre agli stranieri per fare il salto di qualità

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Data: Giovedì 28 Marzo 2002     
Fonte: Il Sole 24 Ore     
    

L'import dall'estremo oriente è quasi triplicato in dieci anni ma l'industria nazionale si difende puntando sulla qualità

 

 

Avanti c'è posto. La Tunisia continua ad invitare le imprese straniere ad investire e non si può dire che il richiamo non venga recepito: oggi nel paese sono presenti 2.300 imprese a partecipazione estera, di cui 500 italiane. La novità è che ora le autorità locali spingono per un cambio di marcia, un salto di qualità: se finora gran parte degli investimenti sono andati soprattutto a specifiche fasi della produzione ad alta intensità di manodopera (il caso della cucitura di abiti è il più evidente), i tunisini auspicano un passaggio a produzioni con un più alto contenuto di tecnologia e di lavoro qualificato.

"Alle imprese che vengono in Tunisia chiediamo quattro cose – spiega il ministro della Cooperazione Internazionale e degli Investimenti Esteri, Fehti Merdassi, a margine di un convengo organizzato da Probrixia, Azienda speciale della Camera di Commercio di Brescia –: che promuovano le esportazioni, creino posti di lavoro, portino tecnologia e proteggano l'ambiente". Anche le imprese che vanno in Tunisia solo per fare lavorazioni in conto terzi rispondono a questi criteri? "Noi apriamo le porte a tutti, ma siamo anche convinti che il nostro paese abbia le carte in regola per ospitare investimenti qualificati".

Il settore su cui punta di più la Tunisia è quello elettrico ed elettronico, che conta già su una notevole produzione di componenti per l'industria dell'auto. Ma anche nel tessile-abbigliamento, di gran lunga il comparto più "battuto" dalle imprese straniere, le autorità locali vedono nuove opportunità: "Pensiamo che ci siano tutte le potenzialità per sviluppare tutta la filiera del tessile-abbigliamento, dalla lavorazione della materia prima al finissaggio", dice Hechni Chatmen, delegato della Fipa (l'agenzia per la promozione degli investimenti esteri) in Italia.

Per attrarre le imprese, la Tunisia ha messo insieme un pacchetto di misure molto invitante: esenzione fiscale per i primi dieci anni alle aziende che producono solo per l'export ed ai loro sub-fornitori; semplificazione burocratica con l'istituzione di uno sportello unico; incentivi pubblici in vari settori. La ratio di queste scelte è la seguente: senza gli investimenti esteri il paese non sarà in grado di resistere alla concorrenza dei prodotti europei che a partire dal 2010 (ma la data potrebbe essere anticipata di qualche anno) potranno entrare liberamente in Tunisia grazie all'area di libero scambio tra la UE ed i paesi della sponda sud del Mediterraneo.

Una grande sfida che la Tunisia sembra voler raccogliere fino in fondo. Da qualche anno il Governo ha promosso un piano di adeguamento e modernizzazione delle imprese tunisine per metterle in condizione di competere con l'Europa. Il piano, al quale hanno già aderito più di 2 mila aziende, può innescare opportunità d'affari per le aziende italiane delle meccanica, perché molte imprese tunisine avranno bisogno di rinnovare impianti e macchinari.

La Tunisia si candida anche a diventare un ponte verso gli altri paesi dell'area, grazie agli accordi commerciali siglati con Marocco, Egitto, Libia e Giordania e all'intesa per creare un'area di libero scambio della Lega araba entro il 2008. L'attivismo nella politica di integrazione regionale, molto apprezzato dai governi occidentali, si sposa con una politica economica fedele ai dettami del Fondo Monetario Internazionale. L'inflazione ed il deficit di bilancio sono sotto controllo, così come il debito estero, mentre la crescita economica è trainata dalle esportazioni.

L'altro fattore di attrazione della Tunisia è la stabilità politica: il presidente Ben Alì è al potere dal 1987 (quando destituì Bourghiba con un colpo di stato) e da allora ha condotto con successo la battaglia contro il fondamentalismo islamico. Una vittoria ottenuta sacrificando la democratizzazione del paese: in Tunisia l'opposizione ha pochi spazi di manovra. Alle ultime elezioni, che si sono svolte nell'ottobre 1999 Ben Alì ha ottenuto il 99,4% dei voti. Nel 2004 sono previste nuove elezioni: la costituzione dice che il presidente della Repubblica può restare in carica per un massimo di tre mandati di cinque anni. Dunque Ben Alì, al potere dal 1987, non potrebbe ricandidarsi. Ma il Governo ha già presentato un progetto di riforma costituzionale per estendere il mandato presidenziale di altri cinque anni.

 

 


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