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Se un
investitore straniero giudicasse la Polonia dall'andamento di quest'anno,
avrebbe la forte tentazione di fare le valigie. La frenata dell'economia
si fa sempre più marcata: le imprese licenziano, il reddito cresce più
lentamente, i consumi accusano la prima battuta di arresto. In questo
clima anche le grandi scelte, che fino a poco tempo fa sembravano
scontate, vengono messe in discussione: sale in modo preoccupante lo
scetticismo di fronte all'ingresso nell'Unione Europea, così come
l'ostilità verso un processo di privatizzazione accusato di condurre ad
una invasione di imprese straniere. Queste inquietudini vengono incalanate
in nuove forze politiche che esprimono più proteste che proposte: alle
elezioni del 23 settembre, segnate da un'astensione superiore al 50%, i
partiti nazional-populisti e più o meno anti-europei hanno raccolto oltre
un quarto di voti.
Ma fermarsi a questo livello di analisi sarebbe
miope perchè si trascurano i risultati ottenuti finora e le potenzialità
di svluppo del paese. La Polonia è reduce da dieci anni consecutivi di
crescita economica, di cui gli ultimi sette con un tasso mai inferiore al
4%. E, salvo sorprese, entrerà nell'Unione Europea già nel 2004.
E'
dal 1986 che l'UE non accoglie uno stato così grande. Allora era la Spagna
e le analogie tra i due paesi non mancano: con lo stesso numero di
abitanti (quasi 40 milioni) e la stessa ricchezza (la Spagna del 1986
aveva un reddito pro-capite a parità di potere di acquisto vicino a quello
polacco di oggi) la Polonia è candidata a diventare il nuovo grande
mercato dell'Unione. Né bisogna dimenticare che il nuovo governo,
formato dalla coalizione tra democratici di sinistra (Sld) e partito dei
cittadini (Psl), gode di una solida maggioranza in Parlamento. E anche
nell'improbabile ipotesi di una rottura dell'alleanza, il centro-sinistra,
forte del 41% dei consensi, potrebbe guidare un governo di minoranza per
tutti e quattro gli anni del mandato (solo la mancata approvazione della
legge finanziaria può portare allo scioglimento della Camera). Il quadro
politico quindi è relativamente stabile.
Per presentarsi
all'appuntamento europeo nelle migliori condizioni la Polonia deve però
rimettere in carreggiata un'economia che sta sbandando pericolosamente:
quest'anno la crescita si fermerà all'1,2%, il livello più basso dal 1992,
e secondo il governo scenderà all'1% nel 2002. Sul banco degli imputati
siede Leszek Balcerowicz, governatore della Banca Centrale ed ex ministro
delle finanze, che con la politica degli alti tassi di interesse è
accusato di aver frenato consumi ed investimenti e di aver rafforzato
oltre misura lo zloty (la valuta nazionale), togliendo competitività
all'export. Il nuovo governo ha attaccato più volte la Banca Centrale
chiedendo una politica di tagli più aggressivi ed arrivando a prospettare
un allargamento della sua composizione per indurla ad allentare
l'ortodossia monetarista, una minaccia che ha spinto persino la Banca
Centrale Europea a schierarsi a fianco di Balcerowicz.
Quest'anno
in realtà la Banca Polacca ha già effettuato sei tagli per un totale di
750 punti base, ma è anche vero che i tassi reali sono ancora sopra al 7%.
Balcerowicz replica che è stato costretto a tenere alti i tassi per
controbilanciare la politica fiscale troppo espansiva adottata dal
precedente governo nell'ultimo anno di mandato: il deficit di bilancio è
schizzato dal 2,6% del 2000 al 4,5% di quest'anno. La stretta monetaria
insomma è stata una risposta obbligata, altrimenti il paese sarebbe andato
incontro al rischio di un collasso finanziario. E sarebbe ingeneroso non
riconoscere alla Banca Nazionale il merito di aver contribuito a domare
sia l'inflazione, che alla fine dell'anno si fermerà sotto la soglia del
4% (dodici mesi fa era all'8,5%), sia il deficit della bilancia corrente,
che dal picco dell'8,3% sul PIL raggiunto nel corso del 2000 scenderà al
4% alla fine dell'anno.
Il male da sradicare dunque è il deficit di
bilancio ed il nuovo governo ne ha preso atto: la bozza del budget 2002
all'esame del parlamento limita il disavanzo a 40 miliardi di zloty, cioè
al 5,2% del PIL. E' un livello ancora elevato, ma siccome la bozza prevede
un basso flusso di entrate fiscali a causa del rallentamento economico, è
un primo passo nella direzione del risanamento fiscale. Per centrare
questo obiettivo verrà bloccata la spesa e sarà aumentata la pressione
fiscale con una tassa del 20% sugli interessi dei depositi bancari (in
vigore dal 1 dicembre), il congelamento delle fasce per la tassazione
diretta ed un incremento delle imposte indirette. Su queste ultime non è
ancora chiaro dove andrà a colpire il governo: il partito contadino chiede
a gran voce una tassa del 5% sulle importazioni, il cui carattere
temporaneo non basta a tranquillizzare le imprese straniere e l'Unione
Europea.
Finora l'Sld, anch'esso contrario alla tassa, ha arginato
la richiesta dell'alleato cercando vie alternative: l'ultima è quella di
una tassa sui consumi di elettricità, che ha già provocato la sollevazione
dell'industria. Dovunque si vada a parare, sarà una decisione impopolare
ma necessaria. "Il progetto di bilancio ha il merito della prudenza
-osserva Krzysztof Rybinski, capo economista di Bank Zachodni-. Noi ci
aspettiamo una crescita economica del 2% nel 2002, superiore all'1%
previsto dal budget. Ma per risollevare il paese la politica fiscale non è
sufficiente: bisogna accelerare le privatizzazioni, bloccate nell'ultimo
periodo dal governo di centro-destra, anche a costo di vendere le aziende
a prezzi di saldo, e bisogna anche ridurre i costi sociali a carico delle
imprese".
E siccome i problemi non vengono mai da soli, negli
ultimi anni il mercato del lavoro è entrato in crisi per il massiccio
ingresso di giovani, protagonisti del baby boom di inizio anni Ottanta,
quando la legge marziale ed il coprifuoco serale avevano fatto schizzare
il tasso di natalità. La disoccupazione, oggi al 16,4%, è raddoppiata
rispetto a quattro anni fa e non scenderà prima di due-tre anni, quando
comincerà ad allentarsi la pressione demografica. La ciliegina sulla torta
è la congiuntura internazionale, il cui ciclo di rallentamento è andato a
braccetto con la frenata della domanda interna polacca.
Il quadro
insomma è piuttosto complicato, ma una volta che il governo avrà superato
lo scoglio dell'approvazione parlamentare del bilancio, potrà avviare
senza patemi un piano di rilancio dell'economia, magari aiutato da un
graduale deprezzamento dello zloty, che negli ambienti governativi viene
visto con favore. "Quando osserviamo la Polonia non dobbiamo
dimenticare due cose -dice Enrico Pavoni, presidente di Fiat Polonia-: la
prima è che negli ultimi dieci anni non ha mai avuto una crisi, dunque una
battuta d'arresto era da mettere in preventivo; la seconda è che resta un
paese strutturalmente competitivo. Bisognerà pazientare ancora per
tutto il primo semestre del 2002, ma dalla seconda metà dell'anno ci
aspettiamo una ripresa".
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