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Varsavia affronta la sfida più difficile

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Data: Venerdì 25 Gennaio 2002     
Fonte: Il Sole 24 Ore
        

Di Gabriele Meoni
Governo costretto a misure di austerità per risanare i conti pubblici, mentre l'economia non accenna a ripartire

 

 

Se un investitore straniero giudicasse la Polonia dall'andamento di quest'anno, avrebbe la forte tentazione di fare le valigie. La frenata dell'economia si fa sempre più marcata: le imprese licenziano, il reddito cresce più lentamente, i consumi accusano la prima battuta di arresto. In questo clima anche le grandi scelte, che fino a poco tempo fa sembravano scontate, vengono messe in discussione: sale in modo preoccupante lo scetticismo di fronte all'ingresso nell'Unione Europea, così come l'ostilità verso un processo di privatizzazione accusato di condurre ad una invasione di imprese straniere. Queste inquietudini vengono incalanate in nuove forze politiche che esprimono più proteste che proposte: alle elezioni del 23 settembre, segnate da un'astensione superiore al 50%, i partiti nazional-populisti e più o meno anti-europei hanno raccolto oltre un quarto di voti.

Ma fermarsi a questo livello di analisi sarebbe miope perchè si trascurano i risultati ottenuti finora e le potenzialità di svluppo del paese. La Polonia è reduce da dieci anni consecutivi di crescita economica, di cui gli ultimi sette con un tasso mai inferiore al 4%. E, salvo sorprese, entrerà nell'Unione Europea già nel 2004.

E' dal 1986 che l'UE non accoglie uno stato così grande. Allora era la Spagna e le analogie tra i due paesi non mancano: con lo stesso numero di abitanti (quasi 40 milioni) e la stessa ricchezza (la Spagna del 1986 aveva un reddito pro-capite a parità di potere di acquisto vicino a quello polacco di oggi) la Polonia è candidata a diventare il nuovo grande mercato dell'Unione.
Né bisogna dimenticare che il nuovo governo, formato dalla coalizione tra democratici di sinistra (Sld) e partito dei cittadini (Psl), gode di una solida maggioranza in Parlamento. E anche nell'improbabile ipotesi di una rottura dell'alleanza, il centro-sinistra, forte del 41% dei consensi, potrebbe guidare un governo di minoranza per tutti e quattro gli anni del mandato (solo la mancata approvazione della legge finanziaria può portare allo scioglimento della Camera). Il quadro politico quindi è relativamente stabile.

Per presentarsi all'appuntamento europeo nelle migliori condizioni la Polonia deve però rimettere in carreggiata un'economia che sta sbandando pericolosamente: quest'anno la crescita si fermerà all'1,2%, il livello più basso dal 1992, e secondo il governo scenderà all'1% nel 2002.
Sul banco degli imputati siede Leszek Balcerowicz, governatore della Banca Centrale ed ex ministro delle finanze, che con la politica degli alti tassi di interesse è accusato di aver frenato consumi ed investimenti e di aver rafforzato oltre misura lo zloty (la valuta nazionale), togliendo competitività all'export. Il nuovo governo ha attaccato più volte la Banca Centrale chiedendo una politica di tagli più aggressivi ed arrivando a prospettare un allargamento della sua composizione per indurla ad allentare l'ortodossia monetarista, una minaccia che ha spinto persino la Banca Centrale Europea a schierarsi a fianco di Balcerowicz.

Quest'anno in realtà la Banca Polacca ha già effettuato sei tagli per un totale di 750 punti base, ma è anche vero che i tassi reali sono ancora sopra al 7%. Balcerowicz replica che è stato costretto a tenere alti i tassi per controbilanciare la politica fiscale troppo espansiva adottata dal precedente governo nell'ultimo anno di mandato: il deficit di bilancio è schizzato dal 2,6% del 2000 al 4,5% di quest'anno. La stretta monetaria insomma è stata una risposta obbligata, altrimenti il paese sarebbe andato incontro al rischio di un collasso finanziario. E sarebbe ingeneroso non riconoscere alla Banca Nazionale il merito di aver contribuito a domare sia l'inflazione, che alla fine dell'anno si fermerà sotto la soglia del 4% (dodici mesi fa era all'8,5%), sia il deficit della bilancia corrente, che dal picco dell'8,3% sul PIL raggiunto nel corso del 2000 scenderà al 4% alla fine dell'anno.

Il male da sradicare dunque è il deficit di bilancio ed il nuovo governo ne ha preso atto: la bozza del budget 2002 all'esame del parlamento limita il disavanzo a 40 miliardi di zloty, cioè al 5,2% del PIL. E' un livello ancora elevato, ma siccome la bozza prevede un basso flusso di entrate fiscali a causa del rallentamento economico, è un primo passo nella direzione del risanamento fiscale.
Per centrare questo obiettivo verrà bloccata la spesa e sarà aumentata la pressione fiscale con una tassa del 20% sugli interessi dei depositi bancari (in vigore dal 1 dicembre), il congelamento delle fasce per la tassazione diretta ed un incremento delle imposte indirette. Su queste ultime non è ancora chiaro dove andrà a colpire il governo: il partito contadino chiede a gran voce una tassa del 5% sulle importazioni, il cui carattere temporaneo non basta a tranquillizzare le imprese straniere e l'Unione Europea.

Finora l'Sld, anch'esso contrario alla tassa, ha arginato la richiesta dell'alleato cercando vie alternative: l'ultima è quella di una tassa sui consumi di elettricità, che ha già provocato la sollevazione dell'industria. Dovunque si vada a parare, sarà una decisione impopolare ma necessaria.
"Il progetto di bilancio ha il merito della prudenza -osserva Krzysztof Rybinski, capo economista di Bank Zachodni-. Noi ci aspettiamo una crescita economica del 2% nel 2002, superiore all'1% previsto dal budget. Ma per risollevare il paese la politica fiscale non è sufficiente: bisogna accelerare le privatizzazioni, bloccate nell'ultimo periodo dal governo di centro-destra, anche a costo di vendere le aziende a prezzi di saldo, e bisogna anche ridurre i costi sociali a carico delle imprese".

E siccome i problemi non vengono mai da soli, negli ultimi anni il mercato del lavoro è entrato in crisi per il massiccio ingresso di giovani, protagonisti del baby boom di inizio anni Ottanta, quando la legge marziale ed il coprifuoco serale avevano fatto schizzare il tasso di natalità. La disoccupazione, oggi al 16,4%, è raddoppiata rispetto a quattro anni fa e non scenderà prima di due-tre anni, quando comincerà ad allentarsi la pressione demografica. La ciliegina sulla torta è la congiuntura internazionale, il cui ciclo di rallentamento è andato a braccetto con la frenata della domanda interna polacca.

Il quadro insomma è piuttosto complicato, ma una volta che il governo avrà superato lo scoglio dell'approvazione parlamentare del bilancio, potrà avviare senza patemi un piano di rilancio dell'economia, magari aiutato da un graduale deprezzamento dello zloty, che negli ambienti governativi viene visto con favore.
"Quando osserviamo la Polonia non dobbiamo dimenticare due cose -dice Enrico Pavoni, presidente di Fiat Polonia-: la prima è che negli ultimi dieci anni non ha mai avuto una crisi, dunque una battuta d'arresto era da mettere in preventivo; la seconda è che resta un paese strutturalmente competitivo.
Bisognerà pazientare ancora per tutto il primo semestre del 2002, ma dalla seconda metà dell'anno ci aspettiamo una ripresa".  

 

 

 


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