Data: Lunedì 25 Febbraio
2002
Fonte: Il Sole 24 Ore
Il tessile abbigliamento penalizzato dai dazi dei paesi asiatici,
mentre l'Europa è un mercato aperto
La pressione della concorrenza costringe la moda
italiana a chiedere regole più trasparenti nel commercio
internazionale. Questa situazione trae origine dal fatto che il
Pakistan, in cambio del sostegno alla lotta al terrorismo, ha
ottenuto dall'Unione Europea un aumento del 15% dei contingenti
all'import e l'accesso libero per tre anni all'abbigliamento, contro
una diminuzione dal 30 al 25% delle tariffe dei prodotti europei
venduti in Pakistan. Le stesse aperture di Bruxelles sono state
prese nei confronti dell'India, a fronte di un taglio della tariffa
doganale massima concesso da Nuova Delhi dall'85 al 76,5%.
D'altronde anche le intese firmate negli ultimi anni non sono da
meno. L'eliminazione dei contingenti a regime nel 2005 in base
all'Accordo Multifibre fa temere che i competitor dei paesi in via
di sviluppo finiscano per entrare in nuovi mercati operando in
dumping o con sovvenzioni all'export.
Il dimezzamento della quota
delle esportazioni dell'abbigliamento madein Italy, verificatosi negli ultimi 20 anni, è
dovuto soprattutto a dazi doganali altissimi, limiti all'import e
barriere non tariffarie.
Da tempo l'industria comunitaria del
tessile-abbigliamento si batte per la reciprocità nell'accesso ai
mercati. I confini europei sono labili per le merci che arrivano
dall'Asia o dal Sud America: il dazio applicato da Bruxelles è di
circa il 7%, ma molti paesi hanno libero accesso nella
Comunità.
Il problema della reciprocità è fondamentale nello
scenario futuro. I paesi che intendono svilupparsi devono attuare
una politica di export-oriented, necessaria alla realizzazione di
alti tassi di sviluppo con crescenti livelli qualitativi. Chi chiude
le proprie frontiere, come l'India, si ritrova con standard
qualitativi molto bassi; il tetto massimo di tariffa applicabile
dall'India è dell'85%. In realtà i dazi applicati ai prodotti
dell'abbigliamento sono mediamente del 30,9% a cui si sommano altre
imposizioni e barriere non
tariffarie.