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Data: Venerdì 29 Marzo
2002 Fonte: Italia Mondo
Un mercato enorme con
molti problemi logistici si apre al commercio mondiale. Ne parliamo con il
Presidente della Camera Italo-Cinese, Mario Zanone PomaQuali
sono le conseguenze dell'ingresso della Cina nella WTO per quanto riguarda
le attività logistiche e di trasporto?
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Fino a tempi recenti le
attività del settore trasporti in Cina erano regolate secondo uno
schema classico per i paesi ex comunisti: tutto ciò che succede
all'interno del paese in mano ad operatori e reti locali. Nelle
tratte internazionali da e verso la Cina rimaneva una forte
preponderanza degli operatori esteri. Tuttora la bilancia cinese dei
trasporti si chiude in rosso. In prevalenza vuol dire che già da
alcuni anni erano state volutamente ammesse delle eccezioni e, come
sempre in Cina, le eccezioni sono più interessanti delle
regole. Senza attendere l'ingresso del paese nella WTO,
formalizzato nel dicembre 2001, il Governo di Pechino aveva già
cominciato nella seconda metà degli anni '80 ad aprire alcuni
spiragli. Ad esempio: • concedendo ad alcuni spedizionieri esteri
di accedere alla cosiddetta "licenza A" su tutto il territorio
nazionale. La licenza A (suddivisa in
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sottolicenze per
trasporto aereo, marittimo etc.) consente di aprire magazzini nel
paese, di trattare direttamente con gli operatori nazionali di
trasporto (compagnie aeree, compagnie di navigazione). •
Promuovendo una serie di joint-venture nel settore dei recapiti
veloci e nella distribuzione tra operatori cinesi ed operatori
internazionali. Finora però si era trattato di un'apertura
controllata secondo lo schema tradizionale delle riforme cinesi: si
inizia con una serie di iniziative sperimentali per valutare poi se
e come procedere nelle tappe successive. Con l'ingresso della
Cina nella WTO qualcosa cambia: quelle che finora erano delle
"concessioni" agli operatori esteri, che potevano essere calibrate
dalle Autorità, sono destinate a diventare gradualmente dei diritti.
E la stessa attività delle Autorità del paese sarà sottoposta,
almeno formalmente, ad una giurisdizione
internazionale. |
La
strada verso la Grande Cina quindi è ormai aperta?
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Inutile farsi illusioni:
resistenze alla penetrazione straniera da parte di consolidati
interessi locali continueranno a manifestarsi, giocando anche sul
fatto che la traduzione in pratica degli impegni assunti in ambito
internazionale dalla Cina richiederà ancora un enorme lavoro di
revisione delle procedure amministrative. Ma il messaggio del
Governo di Pechino agli stessi operatori cinesi è chiaro: se
non imparate ad affrontare i
nuovi |
competitor
rischiate di soccombere. Per questo la Camera di Commercio
Italo-Cinese considera importante avviare un esame più dettagliato
dello scenario che si sta aprendo. La logistica, inutile ricordarlo,
è un anello chiave dell'azione che stiamo intraprendendo per
trasformare la presenza dell'Italia sul mercato cinese, in un
approccio non più in ordine sparso, bensì di Sistema
Paese. |
Dove
risiede, più precisamente, la sfida?
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Le idee proprio chiare
in questo momento non le ha probabilmente nessuno, neanche in Cina.
Ma nel paese tutti si stanno dando da fare perché hanno capito che
dietro il termine Logistica, anche se declinato in |
modo generico, si celano
enormi opportunità di business oltre che un fattore chiave per
chiunque voglia insediarsi in modo competitivo ed efficace sul
mercato. |
Come si
stanno muovendo gli operatori cinesi del settore?
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In termini generali si
può parlare di una transizione dall'attuale situazione di
compartimentazione degli operatori in direzione di uno scenario di
logistica integrata, intendendo il termine secondo i suoi successivi
passaggi: • come gestione/controllo unificato di tutta la catena
sdoganamento, trasporto, consegna, con un unico interfaccia per il
cliente; • con la successiva aggiunta di servizi di magazzinaggio
e distribuzione; • ed infine l'eventuale integrazione di altre
operazioni a valore aggiunto (confezionamento, montaggi, gestione
informatica clienti ecc.). Per arrivare a questo tipo di
integrazione il percorso è ancora lungo, ma sulla scacchiera ormai
tutti sono convinti che sia giunto il momento di muoversi. Faccio
alcuni esempi. Cosco, la prima tra le società di navigazione
internazionali cinesi, ha creato una specifica struttura, Cosco
Logistics, che dovrebbe gestire l'intera catena di servizi fino alla
distribuzione finale. In realtà Cosco, secondo quanto ci dicono i
nostri associati, si sarebbe finora limitata a raggruppare sotto
un'unica etichetta delle entità territoriali separate che spesso
ricadono anche sotto il controllo delle Autorità locali e che
agiscono frequentemente in modo autonomo. Lo stesso avviene per
Sinatrans, il primo forwarder del paese che per anni ha
potuto agire in regime di sostanziale monopolio. Il nome Sinatrans
oggi si può leggere dappertutto in Cina. Ma, sempre secondo
quanto ci risulta, Sinatrans a |
Tianjin non opera
necessariamente in modo coordinato con Sinatrans a Chengdu. Al
settore guardano però anche nuovi operatori che hanno origini e
radici totalmente diverse da quelle delle vecchie organizzazioni di
Stato: ad esempio Haier, che è il più dinamico produttore di
elettrodomestici del paese e che, dopo aver creato una rete
logistica propria, con un centro operativo a Qindao, ora pensa di
metterla a disposizione di terzi. In fondo è un percorso non
molto dissimile da come sono cresciute le prime società di logistica
in Italia negli anni '80. Esistono poi strutture locali che
stanno crescendo lungo la catena dei servizi. A Pechino mi hanno
segnalato che sta scendendo in campo, ad esempio Gin Mao (struttura
di forwarding controllata dal Ministero degli Esteri che si occupa
anche di turismo) che intende avviare un'attività di distribuzione
locale. Si sta orientando nello stesso senso Jin hai Jet di
Shanghai (spedizioniere aereo che ha assunto assieme a Lufthansa una
partecipazione al centro logistico dell'aeroporto di Shanghai). Gli
esempi di questo tipo potrebbero essere molti. E non
dimentichiamoci, infine, che lo scenario del paese, soprattutto per
quanto riguarda gli anelli finali della catena logistica
(magazzinaggio e distribuzione locale) si arricchisce pressoché
quotidianamente di nuovi protagonisti. Più difficile,
naturalmente, è valutare con esattezza le capacità e la fondatezza
delle rispettive ambizioni. |
In che
termini si può sintetizzare lo stato dell'arte del sistema trasporti
cinese?
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La Cina è un paese
immenso, quindi sarebbe assurdo e presuntuoso pretendere di fornire
un quadro dettagliato. Si possono però fare alcune constatazioni
generali che indicano sia le linee di tendenza sia quelli che
saranno i temi concreti del lavoro di approfondimento e di
monitoraggio che intendiamo svolgere come Camera di Commercio
Italo-Cinese. Uno scenario in costante evoluzione e
caratterizzato da un consistente ritmo di crescita è quello del
cargo aereo. L'aeroporto chiave per i collegamenti internazionali
resta tuttora quello di Pechino. Ma è altrettanto interessante
valutare l'evoluzione di Shanghai che |
ha tutto il potenziale
necessario per diventare uno dei grandi hub mondiali del prossimo
decennio. Nel sud della Cina sta crescendo anche Canton dove la
compagnia di bandiera locale, China Southern, ha aperto collegamenti
con diverse città nordamericane. Un altro aeroporto destinato a
crescere di status è anche quello di Xiamen, grazie ai collegamenti
previsti con Taiwan. Lo stato ormai avanzato dei colloqui tra la
Repubblica Popolare Cinese e Taiwan per avviare collegamenti navali,
aerei e postali diretti è un processo di grande rilevanza nello
scenario asiatico dei trasporti che deve ancora essere valutato in
tutte le sue conseguenze. |
E i
collegamenti interni?
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Anche in quest'area il
cargo aereo si sta sviluppando velocemente, tra l'altro con tariffe
decisamente interessanti oltre che ampiamente negoziabili. Per
quanto riguarda la rotaia vorrei solo fare notare che su alcune
tratte il servizio offerto dalle ferrovie cinesi (che, almeno
formalmente, da due anni chiudono i conti in attivo) sia ormai
accettabile, con velocità commerciali
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nell'ordine dei 400
km/giorno. Naturalmente non sono performance estese all'insieme
della rete. Interessante è anche l'apertura recentemente annunciata
del servizio merci anche agli operatori esteri. E' ancora presto per
valutare appieno le potenzialità, ma è uno scenario che va seguito
con attenzione. |
Qual è
la situazione del trasporto su ruota?
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Anche in questo caso
rispondo sulla base di quanto ci dicono i nostri associati. Per
quanto riguarda il trasporto su strada, la Cina è tuttora,
fondamentalmente, un paese di "padroncini" e di province separate.
Non esistono strutture integrate a livello nazionale ed anche i
grandi operatori nazionali si
avvalgono in |
ultima istanza di
organizzazioni locali. Sono rarissimi i servizi di corrieri
regolari, anche sulle tratte più frequentate. Le società locali di
maggiori dimensioni, i vari trucking Shandong, trucking Tianjin,
sigle ormai familiari per chi frequenta la Cina, raramente
garantiscono una copertura scheduled. |
Quali
sono i punti deboli del sistema?
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Ne restano evidentemente
molti. Dovendone scegliere uno, citerei le operazioni doganali che
restano uno dei grandi punti dolenti di chi opera con la Cina. Un
problema, e certo non il solo, è rappresentato ad
esempio dal fatto |
che le licenze di
import-export sono focalizzate su singole dogane: se
l'importatore/esportatore ha la licenza per Shanghai e la merce
arriva a (o parte da) Pechino il vettore deve viaggiare sotto scorta
doganale con un forte aggravio di costi. |
Nel
contesto di una Cina che si apre quale può essere il ruolo di Hong Kong
che fino a pochi anni fa era considerata la porta commerciale della
Cina?
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E' un tema su cui le
prime a interrogarsi sono le Autorità locali. Hong Kong resta uno
dei primi porti del mondo per volume di traffico container ma da
alcuni anni risente in modo crescente della concorrenza della vicina
Shenzhen ed in generale degli altri porti cinesi, dove i volumi di
traffico crescono ogni anno con percentuali a due cifre. Anche il
nuovo aeroporto, che è stato l'investimento più rilevante fatto alla
fine degli anni '90, subisce la crescente concorrenza dei vicini
scali di Canton, Shenzhen e anche Macao. Recentemente
l'Amministrazione di Hong Kong ha nominato un comitato di operatori
della logistica per la messa a punto di iniziative specifiche volte
a rafforzare la competitività del territorio. La prima cosa che gli
operatori hanno chiesto è di abbassare i costi. Un altro problema
chiave è la razionalizzazione dei collegamenti con la Cina
(trasbordi, feeding su ruota verso l'interno). Il Governo ha
recentemente avviato delle trattative con Pechino per cercare di
eliminare lo status attuale di Hong Kong come territorio doganale
separato dalla Cina, ma è un processo che comporta tempi
evidentemente molto lunghi. Comunque Hong Kong ha ancora molte
carte da giocare in termini di qualità e affidabilità del servizio,
e gli operatori locali si stanno muovendo in questa direzione.
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Cito ad esempio il caso
di Dragon Airlines, che nel corso dell'ultimo anno ha fortemente
potenziato i collegamenti con la Cina ed è riuscita a crescere
considerevolmente in termini di volumi di traffico. In generale
sintetizzerei lo scenario dicendo che ormai di "porte" in Cina ce ne
sono molte. Hong Kong ha indubbiamente perso un monopolio, ma può
ancora giocare molte carte. In particolare può puntare al
consolidamento del suo ruolo di hub di servizi (non solo logistici
ma anche commerciali, finanziari, di marketing) per la Cina
Meridionale con particolare riguardo alla provincia del Guangdong,
che resta comunque uno dei motori principali di crescita economica
della Cina. E potrà farlo in modo tanto più efficace in quanto
riuscirà a trovare un terreno d'accordo con le Autorità delle
province costiere cinesi che sono evidentemente interessate a
sviluppare le rispettive attività logistiche. C'è molto da fare in
questa direzione, ad esempio sviluppando le strutture intermodali,
le attività di feeding, etc. E' in questo senso che si sono mossi,
già da tempo, i grandi gruppi locali ad iniziare da Hutchison e
Wampoa, il gruppo che fa capo al finanziere Li Kashing, che ha
investito capitali rilevanti nel potenziamento di diversi porti
cinesi. |
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