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INDONESIA

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Fonte: Centro Spedizionieri Doganali

 



INDICE

Quadro generale dell'Indonesia
Territorio e demografia
 Situazione economica generale
 Il commercio internazionale


Normativa doganale e regime delle importazioni
 
Regolamentazione delle importazioni
 Documentazione richiesta
 Zone franche
 Investimenti stranieri

Il regime fiscale
 
Imposta sul valore aggiunto
 Imposte dirette sulle persone giuridiche
 Imposte dirette sulle persone fisiche




QUADRO GENERALE DELL'INDONESIA

Territorio e demografia


L'Indonesia è il più grande arcipelago del mondo, formato da oltre 13 mila isole e situato tra l'Oceano Indiano e l'Oceano Pacifico.
Le isole abitate sono circa sei mila, tra cui le principali sono Giava, Sumatra, Bali, Madura, Kalimantan, Sulawesi e Irian Jaya, mentre una trentina sono gli arcipelaghi minori. Complessivamente il territorio indonesiano si estende per circa 5 milioni di kmq da ovest verso est tra la penisola di Malacca e l'Australia; gli unici confini terrestri sono la Malaysia e il Papua Nuova Guinea.
Il paesaggio dell'Indonesia rappresenta la continuazione delle catene montuose continentali, caratterizzate da una linea continua di vulcani, in parte attivi ed in parte estinti, a cui corrispondono in mare profonde fosse oceaniche.
Data la posizione sull'equatore, l'Indonesia presenta un clima caldo umido con temperature medie di circa 28°C   tutto   l'anno.   Questo  clima   è

caratterizzato da due stagioni ben distinte: quella secca che va da aprile ad ottobre e quella monsonica che va da novembre a marzo con piogge prevalenti in gennaio e febbraio.
La popolazione ammonta a circa 210 milioni di abitanti con un tasso di sviluppo molto elevato. Il paese è oggi al quarto posto tra i paesi più popolati del mondo dopo Cina, India ed Usa.
I gruppi etnici presenti in Indonesia sono circa 300; la maggior parte della popolazione appartiene al ceppo malese, anche se esistono minoranze di melanesiani, negritos e cinesi, questi ultimi estraniati però dal governo.
La ripartizione geografica della popolazione è molto squilibrata, infatti le tre isole principali di Giava, Madura e Bali concentrano oltre il 60% della popolazione. Oltre i due terzi di questi vive a Giava, che è una delle regioni più popolate del mondo, con una densità di popolazione superiore agli 800 abitanti per kmq.

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Situazione economica generale


Nonostante la ricchissima presenza di materie prime, che ne fanno il secondo produttore mondiale, l'Indonesia rimane ancora oggi un paese sottosviluppato.
L'attività più diffusa è l'agricoltura, divisa tra quella di sussistenza e quella destinata all'esportazione, che contribuisce alla formazione del PIL in misura del 20% ed impiega oltre il 40% della forza lavoro.
L'agricoltura di sussistenza è molto praticata, poiché, a causa della morfologia del territorio, il popolamento sparso non consente di praticare quella estensiva. Il prodotto principale è il riso, seguito da legname, dal taro e dal sago. Nelle zone più abitate per mezzo dell'irrigazione si ottengono anche due raccolti annui: uno di riso nella stagione delle piogge ed uno di mais, soia o arachidi nella stagione secca.
L'Indonesia è fra i primi produttori al mondo di spezie, noce di cocco, olio di palma   e  gomma   naturale;  al   sesto


posto per la produzione di tabacco ed al settimo per il tè. Tuttavia, nonostante il carattere intensivo dell'agricoltura di Giava e nonostante il terzo posto per la produzione di riso, il paese non è autosufficiente per il fabbisogno alimentare della popolazione e ricorre quindi all'importazione.
L'economia è basata anche sulle risorse minerarie, che costituiscono i 2/3 dell'esportazione, grazie alle quali sono state create infrastrutture per il trasporto di minerali verso le coste ed industrie di base. La risorsa principale è rappresentata dal petrolio che ne fa uno dei maggiori produttori al mondo.
Tuttavia, nonostante l'abbondanza di risorse del settore agricolo e di quello minerario, nel corso degli ultimi anni il governo ha cercato di dipendere sempre meno da questi settori, privilegiando lo sviluppo di quello manifatturiero, che nel 2000 ha rappresentato il 22,6% del prodotto interno lordo.

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Il commercio internazionale


La politica commerciale indonesiana a partire dal 1995 ha sviluppato un programma di deregolamentazione e di apertura agli scambi con l'estero che ha riguardato riduzioni tariffarie, soppressione di barriere non tariffarie, miglioramenti nella facilitazione degli scambi e modifiche nella legislazione sugli investimenti.
Tutto ciò ha portato negli ultimi anni ad un aumento del surplus della bilancia commerciale che ha registrato un incremento del 21,52% tra il 1999 ed il 2000, grazie soprattutto ad una forte crescita delle esportazioni. Nel 2000 le importazioni totali dell'Indonesia sono state pari a 37,423 miliardi di dollari, con un aumento del 22,3% rispetto al 1999. Le esportazioni invece sono ammontate a 62,510 miliardi di dollari, con un aumento del 21,98%.
I principali paesi fornitori dell'Indonesia sono il Giappone, Singapore e gli Usa. Tra i paesi europei il principale fornitore è la Germania, anche se negli ultimi due anni si è registrata una diminuzione del 47,4% delle esportazioni a causa della crisi asiatica. Anche l'Italia possiede una quota, seppure     modesta,     dell'1,03%     di


esportazioni verso l'Indonesia.
I comparti che determinano l'import indonesiano sono i prodotti chimici e fibre sintetiche artificiali per il 19%, macchine ed apparecchi meccanici per il 12%, prodotti petroliferi raffinati per l'11%, metalli e prodotti in metallo per il 10%, prodotti delle miniere e delle cave per il 9%.
I paesi di destinazione delle esportazioni indonesiane sono i paesi asiatici. Il 75% degli scambi avviene con il Giappone, il restante con Singapore, Cina, Corea del Sud, Hong Kong ed altri paesi dell'ASEAN. Anche il mercato americano risulta di particolare interesse con una quota pari al 13,7%.
Per quanto riguarda i paesi dell'Unione Europea la Gran Bretagna è l'undicesimo paese cliente dell'Indonesia, seguita dalla Germania.
I settori che concorrono all'export indonesiano sono i prodotti delle miniere e delle cave per il 24%, apparecchi elettrici di precisione per il 16%, i prodotti tessili per l'8%, i prodotti chimici e le fibre sintetiche artificiali per il 7% ed il legno e prodotti in legno per il 6%.

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NORMATIVA DOGANALE E REGIME DELLE IMPORTAZIONI

Regolamentazione delle importazioni


Qual è il regime previsto per l'importazione delle merci nel paese? Quali sono i dazi all'importazione?

L'Indonesia adotta una politica di importazione sostanzialmente liberale, in base alla quale le importazioni consentite non richiedono licenza, ma la semplice registrazione degli importatori presso il Dipartimento al commercio.
Alcune categorie di prodotti agricoli possono essere importate solo da operatori registrati designati dal Ministero del Commercio.
Restrizioni e divieti di importazione attualmente sussistono per le importazioni di narcotici, sostanze psicotrope, esplosivi, armi, munizioni, flora e fauna in estinzione, alcune specie di pesci, medicinali, alimenti e bevande non registrati, pesticidi, beni di valore culturale, bevande alcoliche, manufatti, dolcificanti artificiali, motori a pompe e trattori. Nove sono invece i prodotti coperti da totale divieto di importazione; si tratta di libri, riviste, manifesti e quotidiani scritti con caratteri  cinesi   ed  in    lingua  cinese,

cassette, videocassette, pellicole e fotocopiatrici a colori.
Il sistema tariffario doganale è basato sull'Harmonised system ed i dazi sono calcolati in base al valore Cif. La tariffa doganale prevede due tipi di dazio, uno generale ed uno ridotto. Attualmente i dazi applicati variano dal 5% al 30%, ad esclusione degli alcolici ai quali viene applicato un dazio del 170%, degli autoveicoli non assemblati in Indonesia che hanno un dazio che va dal 105% al 200% e dei mezzi per il trasporto dei beni che hanno un dazio che va dal 5% all'80%.
Per favorire gli scambi commerciali nel 1995 è stato varato un programma di riduzioni tariffarie fino al 2003. Le tariffe pari al 20% o meno sono state ridotte allo 0-20%, le tariffe di aliquota superiore sono state ridotte allo 0-20% e verranno ulteriormente ridotte allo 0-10% entro il 2003. Inoltre il paese si è impegnato al eliminare 98 barriere non tariffarie entro il 2004.

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Sono previsti trattamenti preferenziali per alcuni beni?

Trattamenti preferenziali sono applicati solamente ad alcuni prodotti originari dai paesi membri della ASEAN, per l'85% dei quali sono previste riduzioni tariffarie dallo 0% al 5%.
Per numerosi beni č prevista anche la possibilitą di ottenere esenzioni dal pagamento dei diritti doganali ed il rinvio o l'esenzione dell'imposta sul valore aggiunto pagabile al momento dell'importazione. Per poter usufruire di questi vantaggi doganali gli interessati devono farne richiesta all'Agenzia per l'esenzione  e  la restituzione  dei diritti

di importazione nella forma di: aiuti esteri, relativi a beni, materiali ed attrezzature di costruzione necessari all'esecuzione di progetti governativi finanziati con aiuti stranieri; traffico di perfezionamento, relativo a beni, materie prime e materiali ausiliari necessari ai produttori indonesiani che esportano la maggior parte dei loro prodotti; reimportazione, relativo a beni di origine indonesiana esportati e poi reimportati nel territorio indonesiano.

E' previsto un regime per la temporanea importazione di merci?

In Indonesia è permessa la temporanea importazione di campioni, in esenzione da tasse, a condizione che si tratti di merce di valore ridotto (circa 10 dollari Usa) e previa determinazione del carattere di campione commerciale senza valore da parte degli agenti della dogana.
E' tuttavia consentita la temporanea importazione di campioni con valore commerciale           destinati            alla

riesportazione per un periodo massimo di sei mesi, a condizione che venga precostituita una garanzia pari all'importo dei diritti doganali e delle imposte corrispondenti.
Sono altresì ammessi in importazione temporanea ed in esenzione da diritti, purchè si tratti di piccole quantità e a titolo gratuito, i cataloghi, i listini prezzi, i depliants ed altro materiale a scopi pubblicitari.

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Documentazione richiesta


Generalmente la documentazione necessaria per le spedizioni in Indonesia è la stessa usata per le pratiche commerciali internazionali.
Il documento idoneo ad attestare la definitiva importazione della merce nel territorio indonesiano è il Pemberitahuan impor untuuk dipakai, contenente tutti gli elementi che possano ricondurlo all'esportazione effettuata e debitamente timbrato e firmato dalla locale autorità doganale. Il documento può essere prodotto in originale o in copia conforme all'originale.
Gli altri documenti richiesti sono:
- fattura   commerciale in  almeno   due


copie redatta in lingua inglese e contenente le prescrizioni di legge, alla quale va allegata la polizza assicurativa nel caso sia stata stipulata al di fuori dell'Indonesia;
- certificati di origine per le spedizioni di prodotti quali narcotici, lavorati del tabacco ecc.;
- autorizzazioni del Ministero dell'Agricoltura e certificato fitosanitario per determinate piante e semi;
- certificato sanitario per prodotti alimentari, medicinali, cosmetici e prodotti destinati al consumo umano;
- documento di trasporto (polizza di carico, lettera di vettura aerea).


Zone franche


Al fine di favorire lo sviluppo delle esportazioni non petrolifere ed accelerare il processo di sviluppo economico, il governo indonesiano ha potenziato considerevolmente il sistema dei depositi doganali e delle zone franche.
I principali depositi doganali si trovano nel porto di Tanjung Priok, a Giakarta Kota e Cakung.
Le merci che vengono introdotte in un deposito   sono  esenti  dal pagamento


dei dazi e dell'IVA, ma possono usufruire di questo vantaggio solo gli importatori registrati ufficialmente ed in possesso del numero di identificazone API.
La principale zona franca dell'Indonesia si trova nell'isola di Batam, istituita in un'area industriale in cui il governo cerca di attirare manifatture ad intensa manodopera, imprese del settore petrolifero e compagnie di navigazione.

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Investimenti stranieri


Tutti gli investimenti esteri necessitano dell'approvazione di un organismo, denominato Investment Coordinating Board (B.K.P.M.), deputato ad esaminare le domande sia di joint venture che di investimento estero al 100%.
Gli investimenti esteri diretti sono regolati dalla Foreign Investment Law del 1967, in seguito emendata dalla Investment Law Regulation n. 20 del 1994.
La normativa consente ai non residenti di possedere fino al 100% di una società indonesiana di nuova costituzione. L'investimento estero è possibile in tutti i settori, ad esclusione di quelli appartenenti alla "negative list", comprendente tutti i settori nei quali il controllo straniero è limitato o precluso, ossia i settori di importanza strategica quali porti, aeroporti, servizi di trasporto, acquedotti ed elettricità.
La prescrizione concernente la riduzione nel tempo della quota di partecipazione da parte dei soggetti stranieri fino al raggiungimento di una quota minoritaria è stata abrogata. Resta invece valida la norma che prevede per l'azionistra straniero al 100%, entro 15 anni dall'inizio dell'attività, la cessione di una quota almeno del 5% ad una persona fisica o giuridica di nazionalità indonesiana. Una società la cui quota di partecipazione estera sia sin dall'inizio non  superiore al 95% non deve  quindi


ottemperare ad alcuna prescrizione di disinvestimento.
E' stata inoltre eliminata la norma concernente la quota di capitale minima di investimento da parte di una società straniera; la normativa attuale lascia alle parti ogni decisione in merito all'entità dell'investimento.
Negli ultimi anni il governo, su richiesta del Fondo Monetario Internazionale, ha avviato una serie di riforme che hanno portato sia alla liberalizzazione nei settori della distribuzione, del commercio all'ingrosso e del commercio al dettaglio, che alla semplificazione delle procedure di approvazione degli investimenti esteri.
Le autoritą indonesiane incoraggiano la localizzazione di strutture ed impianti da parte degli investitori esteri verso le export processing zones (Epz).
Attualmente la maggior parte degli investimenti stranieri in Indonesia è giapponese, circa il 22,7% di tutti gli investimenti. Per limitare questa preponderanza il governo incentiva una maggiore partecipazione dei paesi europei attraverso la concessione di agevolazioni quali esenzione dal pagamento del dazio di importazione della materia prima necessaria ad una produzione di due anni, rinvio del pagamento della tassa sul valore aggiunto per l'importazione di beni strumentali, ecc.

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IL REGIME FISCALE

Imposta sul valore aggiunto


L'imposta sul valore aggiunto si applica sul valore delle merci in dogana, ossia valore CIF più i dazi doganali corrispondenti. L'aliquota è unica ed ammonta al 10%, che il governo ha la possibilità di aumentare al 15% o ridurre al 5% nel caso in cui la situazione lo richiedesse.
L'imposta sui  beni di  lusso è applicata


solo ad alcune categorie di beni stabilite dal Ministero delle Finanze. Le aliquote sono del 10% e del 20% applicate sul valore in dogana della merce. In casi particolari il governo con decreto può elevarlo fino al 35% o al 50% in seguito a necessità di sviluppo economico o di controllo sui consumi di prodotti di lusso.

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Imposte dirette sulle persone giuridiche


Il sistema fiscale indonesiano, recentemente oggetto di profonda revisione, si basa su tre principi fondamentali: l'autodeterminazione delle tasse da pagare, l'obbligo di iscrizione all'ufficio delle imposte per tutti i residenti ed i limitati sgravi fiscali.


Le persone giuridiche in Indonesia sono soggette all'imposta su tutti i redditi prodotti con aliquote del 10% per redditi fino a 50 milioni di rupie, 15% per redditi da 50 milioni a 100 milioni di rupie e 30% sui redditi oltre i 100 milioni di rupie.


Imposte dirette sulle persone fisiche


Anche i redditi prodotti dalle persone fisiche sono soggetti a tassazione. Le aliquote applicate sul reddito imponibile sono cinque: 5% per  redditi fino  a   25   milioni  di   rupie;  10%  su


redditi da 25 a 50 milioni di rupie; 15% su redditi da 50 a 100 milioni di rupie; 25% su redditi da 100 a 200 milioni di rupie; ed infine 35% su redditi oltre 200 milioni di rupie.

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