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Fonte: Centro Spedizionieri Doganali
INDICE
Quadro
generale della Turchia Territorio
e demografia Situazione economica generale Il commercio
internazionale
Normativa doganale e regime di
import-export Regolamentazione
delle importazioni Documentazione richiesta Zone franche
Investimenti stranieri
Il regime fiscale
Imposta sul valore aggiunto
Imposte dirette sulle persone giuridiche Imposte dirette
sulle persone fisiche
QUADRO
GENERALE DELLA TURCHIA
Territorio e demografia

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Geograficamente la Turchia occupa la parte più
occidentale del continente Asiatico, costituita dalla massiccia ed
elevata penisola dell'Anatolia che divide il mar Nero dall'Egeo e
dal Mediterraneo orientale. Appartengono al territorio turco
anche alcune isole dell'Egeo ed i bacini del mare di Marmara. La
Turchia confina a nord con il mar Nero, a nord-est con l'Unione
Sovietica, a nord-ovest con la Grecia e la Bulgaria, a sud con
l'Iraq, la Siria e il Mediterraneo, a sud-est con l'Iran e ad
ovest con l'Egeo ed il mar di Marmara. Il paese ha una
estensione di 814.578 kmq, divisi tra Europa ed Asia dal Bosforo, dal
mar di Marmara e dallo stretto dei Dardanelli. Il territorio,
vasto due volte e mezzo
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l'Italia, è prevalentemente montuoso e si
distingue in due regioni: la Tracia Turca, penisola
prevalentemente pianeggiante con coste basse e uniformi situata
all'estremità della regione balcanica; e l'Anatolia,
penisola in prevalenza montuosa. Il clima è continentale
all'interno e mediterraneo nelle regioni costiere e le
precipitazioni sono concentrate in primavera ed inverno. La
popolazione ammonta a 57 milioni di abitanti, di cui il 41% vive
nelle campagne. Attualmente l'omogeneità etnica è
notevole, oltre il 90% della popolazione è costituita da
turchi, mentre la minoranza principale è quella curda, che
ammonta al 7%. Le città principali sono la capitale
Ankara, Istanbul, Izmir, Adana, Bursa e Antalya.
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Situazione
economica generale
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L'economia turca si basa per il 60% sul
settore privato e per il restante 40% sul settore statale. La
nascita della moderna industria turca risale agli anni 30 durante
il governo di Kemal Ataturk, quando iniziarono a svilupparsi le
principali produzioni legate alla trasformazione dei prodotti
della terra: il settore tessile tramite la coltivazione di cotone;
lo zucchero tramite la coltivazione della barbabietola; ed in
generale l'industria alimentare che trasforma i prodotti
agricoli. L'ultimo decennio ha rappresentato per la Turchia un
periodo di profonda trasformazione che le ha consentito il
passaggio da un'economia agricola ad una industrializzata.
L'agricoltura costituisce ancora oggi una componente
fondamentale dell'economia turca, impiegando circa il 45% della
manodopera. La Turchia vanta la più estesa area
coltivabile dell'Europa occidentale ed è uno dei pochi
paesi al mondo che oltre ad esportare i prodotti agricoli, gode
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dell'autosufficienza alimentare. Le
coltivazioni principali riguardano le nocciole, le lenticchie, il
cotone, il grano, il tè, i cereali, la frutta, i legumi,
gli ortaggi ed i tuberi. Nonostante l'importanza
dell'agricoltura, l'impulso economico attuale è
diretto verso il settore industriale, che rappresenta circa l'80%
del valore della produzione. Quasi tutte le nuove industrie,
inizialmente create per soddisfare la domanda interna di beni di
consumo, sono oggi dirette all'esportazione. Il settore
industriale di primaria importanza è il tessile, che
impiega circa il 20% della forza lavoro e fa della Turchia il
principale fornitore dell'Unione Europea e uno tra i maggiori
produttori mondiali. Altri settori importanti sono quello
metallurgico, quello della trasformazione dei prodotti agricoli,
della costruzione di autovetture, il settore elettronico e quello
petrolchimico.
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Il commercio
internazionale
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I numerosi accordi per favorire gli scambi,
firmati dalla Turchia con gli organismi internazionali e regionali
quali il WTO, l'Accordo Doganale Unione Europea e il Black Sea
Economic Cooperation Scheme, hanno contribuito notevolmente al
raggiungimento di un posto di primaria importanza nel commercio
mondiale. Più della metà degli scambi effettuati
dalla Turchia riguardano i rapporti con i Paesi dell'Unione
Europea; scambi aumentati notevolmente in seguito all'Accordo
Doganale con l'Unione Europea e destinati a crescere non appena la
Turchia diverrà membro dell'Unione stessa. I primi
dieci mesi del 2001 hanno registrato un incremento dell'exoport
dell'11,5%, a fronte di un calo delle importazioni pari al 32,5%.
Il miglioramento si è riflesso sulla bilancia commerciale,
che ha visto il deficit scendere da 22 a 89 miliardi di dollari.
L'Unione Europea è il principale partner
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commerciale, da cui provengono il 44,9% delle
importazioni e verso cui sono dirette il 52,5% delle esportazioni
della Turchia. L'Italia si è confermata il secondo paese
esportatore, dopo la Germania, ed il terzo nella classifica dei
clienti. Sono aumentate del 33% le esportazioni della Turchia
verso l'Iran, del 26% verso la Spagna, del 25% verso l'Italia, del
19,5% verso la Russia, del 16% verso Israele e del 14% verso la
Francia. L'85% delle esportazioni turche è
rappresentata dai prodotti industriali, soprattutto prodotti del
tessile e dell'abbigliamento, nonché dai prodotti
dell'industria alimentare, del ferro e dell'acciaio. Al
contrario, il paese importa il 50% delle materie prime, il 30% dei
beni di investimento ed i prodotti manifatturieri più
sofisticati, mentre i consumi interni sono soddisfatti dalla
produzione nazionale.
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NORMATIVA DOGANALE
E REGIME DELLE IMPORTAZIONI
Regolamentazione delle
importazioni
Qual è il regime doganale della
Turchia? Quali sono i dazi all'importazione?
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Il nuovo regime di importazione della Turchia è
stato predisposto in armonia con le disposizioni contenute
nell'accordo di Unione Doganale fra Turchia ed U.E., entrato in
vigore il 1 Gennaio 1996, che prevede la libera circolazione di
beni extragricoli e servizi, l'abolizione delle tariffe esterne
comuni e delle misure di protezione, l'armonizzazione legislativa,
la cooperazione finanziaria ed istituzionale. Secondo la
normativa turca le merci importate in Turchia devono essere
sdoganate entro 3 mesi; se ciò non accade l'esportatore
straniero ne perde la proprietà e la merce può
essere venduta all'asta ed il ricavato devoluto allo stato.
Inoltre l'esportatore è privato del diritto di disporre
della merce non appena questa arriva in zona doganale, infatti da
quel momento è l'importatore che ha il diritto di
disporne. Per la maggior parte dei beni industriali le
importazioni sono esenti da dazio, per 132 prodotti è
previsto un periodo transitorio di tre anni che porterà ad
una riduzione delle tariffe del 50%. Per alcuni prodotti,
considerati sensibili, i dazi verranno ridotti nell'arco di cinque
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anni. I prodotti agricoli sono esclusi
dall'Unione Europea e continuano ad essere sottoposti ad un regime
specifico, mentre per i prodotti agroindustriali è prevista
l'abolizione dei dazi per la componente industriale e viene
mantenuta la protezione sulla parte agricola. Il governo ha
recetemente abolito i dazi doganali su 11 prodotti, tra cui alcuni
cereali, e li ha ridotti sui seguenti altri: glutine di grano al
4%, crusca di grano allo 0%, grano da macinare al 10%, granturco
al 10%, riso vestito al 27%, riso al 35%, mais al 10%. Sono invece
previsti aumenti dei dazi su margarina (49,4%) e banane (149%). In
Turchia è prevista l'Iva (KDV) ad una aliquota che varia
dall'1% al 23% in base ai prodotti. La tariffa doganale è
basata sul sistema armonizzato di nomenclatura e distingue tra
merci provenienti dall'Unione Europea e dalla EFTA e merci
provenienti da altri paesi. Per ciò che attiene alle
merci provenienti da Paesi extra U.E., ad essi viene applicata la
tariffa doganale esterna comune, il cui tasso sarà presto
portato al 6%.
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Esiste un regime per
la temporanea importazione di merci?
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La normativa doganale turca prevede sia
l'importazione temporanea di merci che l'importazione con carnet
ATA. Per l'importazione temporanea dei beni è necessaria
la prestazione di idonea garanzia o fideiussione bancaria alle
dogane per i diritti doganali non riscossi. L'importazione
temporanea è usata
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prevalentemente nell'importazione di beni
destinati alla successiva riesportazione o beni destinati a mostre
che però si è sicuri di vendere. Nei casi diversi
dai precedenti è consigliabile il carnet ATA, per il quale
sono previste procedure semplificate, ma che ha validità di
un solo mese.
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Documentazione
richiesta
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I documenti idonei a provare la definitiva
importazione della merce in territorio turco sono la dichiarazione
doganale di entrata e la dichiarazione doganale tipo Dau, che
possono essere presentati alternativamente e devono contenere
l'indicazione del pagamento dei dazi doganali e tutti gli elementi
che possano ricondurli all'esportazione effettuata. I documenti
devono essere debitamente timbrati e firmati dalla locale autorità
doganale e possono essere prodotti in originale o in copia
conforme all'originale. Le merci dirette in Turchia devono
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altresì essere corredate da: - fattura commerciale in tre copie con
indicazione dei prezzi FOB e CIF e della modalità di
pagamento; - certificato di origine in un unico esemplare non
legalizzato; - lettera di vettura accompagnata da una lista dei
colli in cinque esemplari. Per l'importazione di alcuni
prodotti, tra i quali generi alimentari finiti e semilavorati,
vaccini, sieri, sostanze biologiche, antiparassitari e detergenti,
è necessario un certificato sanitario da richiedersi al
Ministero della Sanità.
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Zone franche
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In Turchia esistono dal 1985 tredici zone
franche, di cui due sul mar Mediterraneo, due sulle coste
dell'Egeo, quattro ad Istanbul, due nella parte orientale del
paese e tre sul mar Nero. L'obiettivo principale della
costituzione delle zone franche è quello di stimolare gli
investimenti, le attività produttive e commerciali anche
attraverso la partecipazione di aziende straniere, nonché
quello di creare nuovi posti di lavoro.
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I vantaggi e le agevolazioni per le
iniziative localizzate nelle zone franche riguardano incentivi a
favore degli investitori, esenzione dalle imposte sui redditi
generati in tali zone, procedure burocratiche semplificate,
possibilità di vendere nel mercato locale, costi
competitivi per l'affitto dei terreni, licenze per lo svolgimento
di attività economiche concesse per periodi di 99 anni, ed
infine possibilità di utilizzo di tutte le valute
convertibili trattate dalla Banca Centrale Turca.
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Investimenti
stranieri
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A partire dal 1980 il governo turco ha
iniziato una politica economica di liberalizzazione orientata
verso l'estero, al fine di attuare un'integrazione dell'economia
turca con il sistema economico mondiale. E' stata così
adottata una politica degli investimenti esteri liberale e
flessibile con lo scopo di incoraggiare gli investitori esteri. Ad
esclusione del settore energetico, per il quale la competenza è
riservata al Ministero dell'Energia e ad altri enti ed aziende di
stato, è prevista la possibilità di investire in
tutti i settori dell'economia turca, ma sono soprattutto i settori
della componentistica, dei prodotti tessili e delle confezioni,
del turismo e dei prodotti agroalimentari, delle apparecchiature e
dei sistemi per la distribuzione del metano e dell'edilizia che
presentano le maggiori possibilità
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di investimento. Al fine di incoraggiare
gli investimenti il governo ha posto una serie di incentivi che
comprendono contributi dal 30 al 100% per i certificati di
investimento, esenzione dalle imposte doganali e dagli oneri
sociali, dilazione dell'imposta sul valore aggiunto, rimborso del
50% dei costi per ricerca e sviluppo, rifusione di spese per
ricerche di mercato, per trasporto di campioni e per pubblicità,
e per la partecipazione a fiere internazionali, rimborso fino al
50% di alcuni costi per l'adeguamento a standard ambientali
internazionali. Inoltre, essendoci una grande disparità
di sviluppo tra le varie aree del paese, le province del
territorio sono state classificate con diverso grado di priorità
di sviluppo, a cui corrispondono incentivi diversi.
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IL REGIME
FISCALE
Imposta sul Valore Aggiunto
Qual è
la disciplina dell'imposta sul valore aggiunto?
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La normativa turca prevede l'applicazione
dell'imposta sul valore aggiunto (KDV) alla fornitura di beni e
servizi derivanti da un'attività. Anche i beni importati
sono soggetti all'IVA, mentre le esportazioni sono
esenti. L'Ufficio delle tasse provvede ad incassare l'IVA sulla
base di una fattura per beni consegnati o servizi resi,
debitamente ridotta dell'IVA pagata sugli acquisti nello stesso
periodo. Se l'IVA pagata è superiore all'IVA riscossa, la
differenza viene registrata a credito nel mese successivo. La
deduzione dell'IVA è effettuata su base
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globale; l'imposta risultante dalle fatture di
acquisto è deducibile solo se debitamente
documentata. L'imposta applicata sull'acquisto di beni immobili
è deducibile in rate costanti in un arco di tre anni;
tuttavia se l'acquisto dei beni immobili deriva da un "incentive
certificate", l'IVA è deducibile in un'unica
soluzione. L'aliquota applicata è normalmente pari al
12%, anche se è applicata un'aliquota superiore per alcuni
prodotti considerati di lusso ed un'aliquota inferiore per altri
considerati di prima necessità.
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Quali sono le
esenzioni IVA applicate?
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Le principali esenzioni IVA riguardano: - le vendite
all'esportazione; - i trasporti internazionali; - le
importazioni temporanee; - le consegne senza corrispettivo a
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pubbliche amministrazioni; - le tasse sulle transazioni
bancarie ed assicurative (interessi, commissioni, premi riscossi
da banche e compagnie di assicurazione).
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Imposte dirette
sulle persone giuridiche
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La normativa riguardante la tassazione
diretta che colpisce il reddito delle persone giuridiche,
corporation tax, prevede l'applicabilità delle imposte alle
persone giuridiche che hanno la propria sede legale o la sede
commerciale in Turchia e colpisce il reddito ovunque prodotto. Le
persone giuridiche che invece non hanno né la sede legale
né quella commerciale in Turchia sono soggette alla tassa
sulle società solo per il reddito realizzato nel paese.
L'aliquota è pari al 46%, ma con l'aggiunta di alcuni
oneri arriva al 49,22%. L'imposta viene calcolata sul reddito
prodotto nell'anno fiscale, che normalmente coincide con l'anno
solare; anche se in alcuni casi, e con
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un permesso del Ministero delle Finanze, è
possibile utilizzare un periodo diverso come anno solare. I
contribuenti sono tenuti annualmente, entro quattro mesi dalla
fine dell'anno fiscale, alla presentazione di una dichiarazione,
sulla base della quale viene riscossa l'imposta. Per le
società che non hanno sede legale o commerciale in Turchia
sono previste una serie di trattenute che vengono applicate con
una aliquota che varia dallo 0 al 25%, a seconda della natura e
della fonte del reddito. Il contribuente dovrà poi
dichiarare tale reddito con la dichiarazione annuale al fine di
ottenere la deduzione delle trattenute dall'imposta.
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Imposte dirette
sulle persone fisiche
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Le persone fisiche residenti in Turchia sono
soggette ad imposizione (income tax) per il reddito ovunque
prodotto; le persone non residenti sono invece assoggettate
soltanto per il reddito prodotto in Turchia. I redditi
derivanti da salari e stipendi sono soggetti a trattenuta diretta
da parte del datore di lavoro e pertanto i lavoratori non sono
tenuti alla presentazione di alcuna dichiarazione. Non è
richiesta la presentazione di dichiarazione anche per i redditi di
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persone fisiche derivanti da interessi su
depositi e titoli o dividendi. Soltanto coloro che hanno
redditi derivanti dallo svolgimento di una attività
commerciale o professionale sono soggetti alla presentazione di
dichiarazione. Le aliquote applicate ai redditi delle persone
fisiche variano dal 15% al 40% sulla base di sei scaglioni di
reddito che vanno da 2 miliardi di lire turche ad oltre 50
miliardi di lire turche.
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